February 2011
“Ti prego ascoltami
ascoltami bene almeno una volta
solo poche parole
sarebbe stato bello invecchiare insieme
la vita ci spinge verso
direzioni diverse.”
Il Teatro degli Orrori.
“Vorrei essere un aquilone per illudermi che il mondo sia attaccato ad un filo di cotone…”
—Marco Bellotti.
“È sincero il dolore di chi piange in segreto.”
—Marco Valerio Marziale.
“Per me l’amore è un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche, riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c’è niente da fare.”
—Haruki Murakami.
“Forse era quello il suo problema: non provava niente, semplicemente imitava i sentimenti.”
—Janet Fitch, Oleandro bianco.
“Prima raccogli i fatti, così in seguito potrai distorcerli come ti pare.”
—Mark Twain.
“Senza deviazione della norma, il progresso e’ impossibile.”
—Frank Zappa.
“I like people too much or not at all. I’ve got to go down deep, to fall into people, to really know them.”
—Sylvia Plath.
Il fatto è evidente, il fatto parla chiaro, grida, ma i sentimenti, signori, i sentimenti sono già un’altra cosa.
F.M. Dostoevskij, I fratelli Karamàzov.
“Il pessimista pensa che tutte le donne siano puttane. L’ottimista lo spera.”
—Chauncey Depew.
Last Kiss
Ashram
Ashram, Last Kiss.
Ninnananna
Modena City Ramblers
Modena City Ramblers, Ninnananna.
“Dammi qualsiasi cosa in questo mondo del cazzo che sia esattamente quello che sembra.”
—Chuck Palahniuk.
Disorder
Joy Division
Joy Division, Disorder.
“La domanda più indiscreta, più insolente, più insoffribile, e la più comune anche, la più poliglotta, la più persecutoria, al telefono e faccia a faccia, la domanda che mette alla tortura chi ama la verità perché la si formula per avere in risposta una miserabilissima bugia è: Come stai?”
—Guido Ceronetti, La fragilità del pensare.
“Anaïs, sei stata tu a dare il via allo scorrere della linfa. Non sono più responsabile di ciò che dico o che faccio. […] Anaïs, potrei restar qui tutta la notte a scriverti. Ti ho continuamente davanti agli occhi, il capo chino, le lunghe ciglia abbassate. E mi sento umilissimo. Non capisco perché tu abbia dovuto scegliere me, non riesco a venirne a capo. Ma non ho voglia di andare troppo a fondo. Mi hai messo il fuoco dentro, e adesso non potrò mai essere più quello che ero, semplicemente tuo amico. Ma sono mai stato soltanto tale? Ho l’impressione che fin dal primissimo inizio, da quando hai aperto l’uscio e mi hai porto sorridendo la mano, io sono rimasto preso, ero tuo.”
—Henry Miller e Anaïs Nin, Storia di una passione.