March 2012
…odio la sveglia, stamattina ha suonato mentre stavo per baciarti. Sai ho una tua foto chiusa in un cassetto. Eravamo su una sdraio di fronte al mare, due 18 enni imbranati ed io forse piu’ di te. Eri poggiata sulle mie gambe con un adorabile costume bianco e sorridevi, ed anche io sorridevo. Poi ti sei alzata e sei andata via e non sei più tornata sulle mie gambe che oramai avevano preso la forma del tuo corpo. Sai in quella foto si vede una sdraio, si vede me sorridere e si vede metà di te, si esattamente metà del tuo corpo. Una guancia attaccata alla mia, un braccio che mi cinge il collo, una gamba sulle mie che termina con un piede in aria in cerca di un equilibrio inesistente. Stamattina dopo vent’anni ti ho sognato, e anche stavolta non ti ho baciato. Un sogno a meta’, una foto a metà, una vita a metà. Maledetti cassetti e maledetto me che non ne ho mai buttato la chiave.
B. Shaw
Nessuno s’avvicini
Senza l’alto privilegio
Di avere sofferto altrettanto” —Emily Dickinson.
Quando pronuncio la parola Futuro,
la prima sillaba va già nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualcosa che non entra in alcun nulla.
Wislawa Szymborska, Le tre parole più strane.
Non amate mai una creatura selvatica, signor Bell. Non si può dare il proprio cuore a una creatura selvatica; più le si vuole bene più forte diventa. Finché diventa abbastanza forte da scappare nei boschi. O da volare su un albero. Poi su un albero più alto. Poi in cielo. E sarà questa la vostra fine, signor Bell, se vi concederete il lusso di amare una creatura selvatica. Finirete per guardare il cielo.
Truman Capote.
In fondo, faccio tutto quello che fanno gli altri, ma non lo faccio più in modo istintivo. È ciò che una volta ho definito “vivere senza convinzione”. Si provano più o meno gli stessi desideri e le stesse soddisfazioni degli altri, ma qualcosa si è spezzato; e se non c’è rottura c’è distacco; non si è più dentro, è impossibile identificarsi con un qualsiasi atto, eppure li si compie tutti, si fa esteriormente parte della società, anzi della folla. Ma si è visto dentro le cose, se ne è percepita la non realtà, la profonda vacuità. Si apre in continuazione un intervallo fra sé e l’atto, fra l’atto e la cosa. Si cessa per sempre di essere interi. Non si sarà mai più tutt’uno con ciò che si fa. Non vi sarà più saldatura fra il sé e l’essere. Perché non ci sarà mai più essere nell’antico senso della parola. Tutto è diventato apparenza? No. Ma più niente è, più niente assomiglia a quel che era prima. Non è il reale a essere trasfigurato, è il vuoto.
Emil Cioran, Quaderni 1957-1972.
Perché c’era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com’erano. Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L’unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse sempre, l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che erano c’era qualcosa, per così dire… di bello.
A. Baricco, Castelli di rabbia.
I don’t ask you to love me always like this,
but I ask you to remember.
Somewhere inside me
there’ll always be the person
I am tonight.
F. Scott Fitzgerald, Tender is the Night.
Il Teatro Degli Orrori, La Canzone di Tom.
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole
Ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti, rovesciata sull’erba
è la tua assenza
quando divento l’ultima luce, all’ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni, con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
ciò che ho scritto di noi è tutta verità.
Nazim Hikmet.
Ciò che sta alle nostre spalle,
come ciò che sta davanti a noi,
è piccola cosa rispetto a quanto
si trova dentro di noi.
E quando portiamo nel mondo esterno
quello che è dentro di noi,
accadono i miracoli.
Henry David Thoreau.
Simile in tutto agli dèi mi appare l’uomo che ti siede dinanzi e ti ascolta così da vicino, mentre parli con lieve sussurro e ridi amabile: questa visione mi sconvolge il cuore in petto. Basta che ti getti uno sguardo e mi si spezza la voce, la lingua s’inceppa, subito un fuoco sottile corre sotto la pelle, gli occhi non vedono più, le orecchie rombano, un freddo sudore mi scorre, un tremore tutta mi afferra, sono più verde dell’erba, e poco manca che muoia.
Saffo.